Il Don che vende i ravioli…

Caro Don, Lei è un sacerdote e tra i suoi impegni di parroco e uomo di Dio vi è anche la gestione dell’oratorio, della catechesi e delle iniziative per bambini, ragazzi e famiglie.
Questa è solo la mia introduzione.

Io invece sono un commerciante con ovvie velleità ( e necessità ) di vendere i miei prodotti.

Di fatto potrebbe succedere che io non venda i miei prodotti e quindi debba chiudere la mia attività con ogni problema e danno annesso e connesso, cercando poi tra mille problematiche una nuova occupazione per vivere e mantenere la mia famiglia.

Qualora Lei non dovesse riuscire a far crescere l’oratorio così come si proponeva e così come si sperava, Lei sarebbe comunque e sempre un Sacerdote e, di certo, non avrebbe da portare curriculum in giro per elemosinare un posto di lavoro.

Vado quindi ad un paragone : se io mettessi su un piccolo gruppo che organizzi giochi per bambini e ragazzi, se a questi offrissi l’opportunità di svagarsi divertendosi, di integrarsi e crescere aiutando genitori e famiglie ?
Se con questi genitori e famiglie io costituissi un’associazione in cui ci si aiuta l’un l’altro per quello che davvero occorre all’uno ed all’altro….se io riuscissi a far questo…….Lei crede che avrebbe ancora qualcuno in Oratorio ?

Prendendo in prestito un paragone del settore commerciale, la mia iniziativa potrebbe definirsi come una “concorrenza sleale” ?

Bene, matematicamente parlando…scambiamo l’ordine degli addendi ….. le pongo questo interrogativo a cui non risponderò lasciandola riflettere :
Se Lei Don, mi inizia a produrre e vendere ( e lasciamo stare per adesso i permessi di vendita e le autorizzazioni della ASL) pasta fresca e prodotti alimentari……… creando problematiche a me che lo faccio di mestiere, mestiere per cui pago fior di tasse, lavorando tutti i “santi” giorni dell’anno, senza avere la possibilità di vacanze e giorni di riposo…….svegliandomi ogni “santa” mattina alle 04.55 e chiudendo il mio negozio alle 20.05 …compresi festivi e domeniche…….
appunto, Lei come la chiamerebbe questa ……. ancora “concorrenza sleale” ….. oppure in altri termini…..?

E va bene se il fare ravioli e pasta fresca si riduce ad un evento annuale per la festa del Santo Patrono, ma se ciò si trasforma in un vero business allora ci sono i presupporti perchè Lei, caro Don, avvii un’attività vera e propria, con partita iva e con tasse da pagare, con dipendenti da stipendiare e da assicurare, con permessi della Azienda Sanitaria, con verifiche e controlli alle strutture del suo laboratorio e quanto altro occorre e con scadenze da rispettare….e confrontandosi, poi, con capacità e professionalità della concorrenza….caro il mio Don .

Lei, caro Don, sa che io non ho il permesso di vendere i miei prodotti se di questi non ne assicuro la completa tracciabilità ? Significa che io devo poter conoscere e dimostrare quando è stato fatto il mio raviolo fresco, chi lo ha fatto, come è stato fatto e quali sono gli ingredienti utilizzati . Devo dimostrare se sono state rispettate tutte le norme sul confezionamento, sul trasporto e sul mantenimento e conservazione del prodotto. Se è stata perseguita correttamente la catena del freddo . Se tutto ciò non fosse rispettato il rischio è la chiusura dell’attività ed elevate multe oltre a denunce penali e civili.

Comprende quali sono le motivazioni per cui io, come tanti miei colleghi, scriviamo questa lettera a Lei, caro il mio Don ?

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